mercoledì, dicembre 06, 2017

Cashflow Game 10 Dic 2017


Buongiorno Topolini Ricchi,

Si avvicina il giorno del Cashflow Game Day... il 10 Dicembre ci troveremo come ogni mese per “allenarci a diventare ricchi”. Si perché si tratta proprio di questo, un allenamento fisico, mentale ed emotivo nella gestione del Denaro.

I soldi sono uno strumento come tanti altri, non sono ne belli ne brutti. Avere tanti martelli o cacciaviti non ci aiuta nel saper essere un bravo operaio. Prima devi aver capito come fare il bravo operaio e poi gli strumenti migliori saranno veramente di aiuto nella tua opera.

Sento spesso parlare di difficoltà economiche, il mondo sta cambiando, e con esso l’economia. Che cosa è il denaro? Un mezzo, uno strumento, ma è soprattutto un “derivato”. Lo abbiamo inventato noi (Esseri Umani) perché il mondo lo chiedeva, ci serviva questa “energia di scambio”, che si è trasformata sempre di più in un valore a se stante, però non dimentichiamoci che “deriva” da ciò che vogliamo avere o vogliamo dare, talvolta non ci serve se piantiamo un seme la pianta ci darà un frutto, altre volte nel mercato della borsa compriamo dei titoli digitali che non sappiamo neanche cosa sono ma ci fanno diventare ricchi o poveri.

Il mercato da valore ad una cosa virtuale? È un valore anche quello? Certo.. se c’è qualcuno che è contento di mangiare un pollo al forno virtuale e lo paga.. va bene così. Magari non ingrasserà di sicuro (forse). Può darsi che il Bitcoin sia una bolla e che caschi tutto, (lo era anche la Lira allora?) ma nel frattempo cavalchiamola, godiamoci la prosperità e sopratutto condividiamola con gli altri.

Chissà cosa ci riserva il futuro, ma nel frattempo visualizziamolo positivo, impariamo come funziona il denaro e le nostre finanze, questo è il passo migliore che possiamo fare, la conoscenza è la vera ricchezza. Se poi lo riusciamo a fare con un gioco da tavolo e in un ambiente amichevole, giocoso e pieno di buone relazioni.. tipo il Cashflow Club Trieste.. meglio ancora.

Spero di vedervi il giorno 10 Dicembre, cosi ci facciamo anche gli auguri di Buon Natale e di un Ricchissimo Anno Nuovo. Portatevi qualche cibaria da condividere per il pranzo, io porto anche bottiglia per brindisi.

Un abbraccio
Alessandro Valerio “cocioale”

p.s.: donazione libera e prenotazione obbligatoria, i biglietti li trovate nel sito www.cashflowclubtrieste.com e in www.eventbrite.it il 10 Dicembre dalle ore 09:00 alle 18:00 in Via F. Severo 14/a nella bella città di Trieste.

p.s.s: mi sono divertito ieri alle 4 di notte a fare una locandina, lo messa solo in due posti però.. sono un pò pigro :-)

lunedì, giugno 19, 2017

Cosa influenza il nostro denaro


Ci sono quattro parametri che influiscono sulla nostra vita economica, Eccoli:
  • le imposte
  • il debito
  • l’inflazione
  • il pensionamento
Cosa sono e come si relazionano tra loro. Le Imposte una volta non esistevano, ma visto che le guerre costavano soldi ai Re, i burocrati hanno pensato bene di chiederle a chi andava a morire al posto loro. Esse sono sui rendimenti, sulle vendite, sugli immobili.. etc.

Quando poi contrai dei Debito (cattivo ovvio), li paghi sugli interessi, il mutuo, l’auto, le carte di credito, e quindi il denaro ti costa sempre di più denaro. L’Inflazione è quando ti accorgi che una cosa costa sempre di più e il tuo stipendio vale sempre meno. Il Pensionamento è un prelievo forzoso della tua busta paga che ti viene sottratto ancora prima di riceverlo e va in un calderone gestito da chi non è un imprenditore ma solo un impiegato.

Li ripeto: Imposte – Debito – Inflazione – Pensionamento

Le Imposte furono inventate per finanziare le guerre, poi visto che il popolo “è sovrano” lo si è educato forzatamente a pensare che sono necessarie per la sopravvivenza del paese, è un dovere pagarle, se non le paghi non funzionano i servizi, cosa non vera visto che il governo o i Re avrebbero potuto stamparne quante ne voleva all’occorrenza, dopo il 1913 con l’avvento della FED e in seguito BCE non più. Per evitare di aumentare tanto le imposte, si va a stampare più denaro del dovuto, purtroppo non relazionandolo con il PIL, e quindi si crea Inflazione, relazionando il Debito al Denaro, si crea il valore della moneta in base a quanto debito ha un persona che nasce e lavora in un paese.

Praticamente torniamo ad essere schiavi e al posto dell’oro il legame con il denaro siamo noi, l’Inflazione è chiamata “tassa silenziosa” quindi fa aumentare i prezzi dei prodotti che sono necessari per i poveri e il ceto medio, mentre i ricchi e chi detiene il controllo della stampa della moneta può usare la moneta “fresca” appena stampata prima che vada in circolo in fondo alla catena di utilizzazione, avendo tutti i privilegi e nessuna conseguenza.

Chi non conosce come funzionano le assicurazioni e il pensionamento usa il proprio denaro (talvolta costretto comunque a farlo) per risparmiare ed accumulare per la propria pensione lasciandolo in mano ad altra gente che sa come usarlo a proprio favore, ovvero un “padre padrone” che gestisce e controlla anche i nostri politici e le nostre cariche istituzionali.

Mi dispiace mostravi un così brutto scenario, ma è importante capire che bisogna prendere il mano il controllo delle nostre finanze, per farlo bisogna incominciare ad usare il nostro cervello e imparare come funziona il denaro e il sistema che lo gestisce.

mercoledì, giugno 14, 2017

Le Nuove Regole

Sapete che il denaro è cambiato? Vi confermo che non è più “la radice di tutti i mali”, la radice di tutti i mali invece è non avere la conoscenza di come funziona il denaro.

Ieri sono andato ad una conferenza sui cambiamenti economici e fiscali delle banche ed ho scoperto che dicono un sacco di balle. Non è che siano in malafede, sono solo educati in maniera antiquata e vogliono solo vendere un loro prodotto. Eppure sono persone aggiornate, esperte e studiano i mercati. Cosa manca? O meglio, cosa non sanno? Il denaro di oggi è la conoscenza che non abbiamo mai avuto a scuola, se ti informi e mantieni una costante ricerca, riuscirai sempre a far lavorare il denaro per te.

Continuano a dire che bisogna diversificare negli investimenti, ma non è così, bisogna concentrarsi sul business che si vuole fare e controllarlo fino a che non è stabile e dopo diversificare. Continuano a dire che bisogna risparmiare, ma non è così, i soldi bisogna farli lavorare. Puoi si accumularli ma solo fino a quando lo scopo è raggiunto, investirli in qualcosa di produttivo.

Mi ha spaventato la frase di Rothschild “datemi il controllo della massa monetaria di una nazione e non mi interessa chi fa le leggi”. Allora ho confermato il mio pensiero, che la politica (Polis = organizzazione della città) è succube dell’economia. In questo caso dei ricchi (in senso negativo) senza etica.

Non mi è mai piaciuta la parola Cospirazione perché presuppone la cattiveria di un gruppo di uomini verso un altro gruppo e non sopporto che una persona faccia del male ad un’altra. Eppure esiste, il perché esiste la cattiveria è un argomento molto più profondo, e non è il caso di parlarne qui. Spesso la cospirazione funziona solo perché pensi che esista, ha già vinto lei, perché tu ne hai assunto la paura.

Visto che il mondo cambia, vi è un nuovo gioco e nuove regole, aggiorna il tuo algoritmo mentale.
Alessandro Valerio

lunedì, giugno 05, 2017

Lavoro o Denaro

Una delle frasi che ho letto sui libri di R. Kiyosaki era questa: “Perché hai bisogno di una busta paga?” certamente ti fa pensare al modo in cui ci hanno sempre insegnato a sopravvivere, ovvero studia, trova un buon lavoro e ti prendi la busta paga.. se no, non mangi.

Da un po di anni che esprimo il mio folkloristico pensiero che la parola lavoro è “peso per spostamento” quindi anche se mi alzo dal letto la mattina, mi vado a lavare i denti e torno a letto.. ho lavorato lo stesso. Voglio con questa frase dimostrare che il Denaro non sempre arriva dal Lavoro tradizionalmente inteso, e che la tua passione per il mestiere che stai facendo non deve condizionare la tua necessità di guadagno.

Cambiare la prospettiva di visione e aprire la mente a diverse fonti di reddito, ti da la possibilità di passare da un quadrante ad un altro e comprendere che la ricerca di un lavoro va fatta su quel che ti piace e non su quel sei costretto a fare per “dover tirare avanti la carretta”.

Vedo tante persone consegnare Curriculum in giro e poi lamentarsi che nessuno li vede, a parte il non saperli fare bene o non allegare una lettera di presentazione che dimostra i vantaggi che tu potrai portare alla azienda una volta assunto. Non dire quanto ti piacerebbe lavorare in tale azienda, ma esponi sempre i vantaggi che tu porterai ad essa.

Quando cercavo lavoro, al ritorno in Italia dai miei viaggi, dovevo ridurre sempre le attività del mio CV perché avveniva in qualche colloquio che mi dicevano “lei ha troppe capacità”.. Un po' come quando i laureati non trovano posto perché troppo intelligenti.

Se mi avessero detto la frase di Kiyosaki “a cosa ti serve una busta paga” forse anche io sarei stato disorientato, però lo giuro, mi sarei messo d’impegno non dormendo la notte, per cercare di capire che cosa significa cambiare la prospettiva di visione e aprire al mente a diverse fonti di reddito.

mercoledì, aprile 26, 2017

Festa della "Liberazione" Finanziaria

Ieri alla serata gratuita ABC Finanziario eravamo in pochi, come mai? Era la festa Italiana della Liberazione, non so liberi da cosa visto che abbiamo perso la guerra.. ma si sà, l’importante è che il popolo non pensi, sia ignorante e vada in giro a spendere soldi che fa fatica a conservare e che poi sarà costretto a chiederà in prestito alla banca.

Quindi la gente ieri voleva svagarsi e non studiare come diventare ricco, non dico che lo svago sia negativo, anzi è necessario per rilassarsi e decidere al meglio, ma spiegatemi questa, per essere Liberi Finanziariamente andiamo a spendere fuori i soldi che non abbiamo?

Una bella festa della “Liberazione” per rimanere ignoranti. Si vede proprio che l’essere umano è un contrasto.

Comunque chi è arrivato, i più coriacei nel perseguire un obbiettivo, mi hanno chiesto di trattare l’argomento di investimento con il Trading delle Cryptomonete, non sono un esperto del Trading, abbiamo rinviato l’argomento in programma che era “cosa è il Denaro e come si fa” al prossimo martedi quando ci sarete un pò tutti, cosi posso regalarvi la Pila che ho promesso ai partecipanti, naturalmente solo a chi verrà martedi 02/05/2017. Preparatevi a diventare Ricchi. :-)

Non sono un esperto di Trading quindi è un argomento rinviato a data da destinarsi, in cui faremo venire una persona esperta. Ieri invece abbiamo parlato del Bilancio e di semplici analisi che si possono apportare anche alla casalinga. Cosa è il Cashflow? Cosa sono le Entrate, le Spese, gli Attivi e I Passivi. Cosa mi porta soldi in tasca, cosa me li toglie.. etc.

Serata sempre interessante e pregna di prosperosa allegria economica. Ci vediamo Martedì.
Un abbraccio
Alessandro Valerio "cocioale"

venerdì, aprile 14, 2017

Una Metaforfosi Importante

Componenti delle imprese:

Ci sono tre componenti importanti in una impresa: le persone, l’opportunità e i soldi. Tutte devono essere in sintonia e non tutte arrivano allo stesso momento. Vale la pena partire con l’impresa anche se non si è pronti e sicuri di tutto, anche se si ha ancora qualche imperfezione, l’importante essere pronti a fare le correzioni al momento opportuno.

Non esiste il giorno della laurea e non si finirà mai di studiare, l’imprenditore non deve sapere tutto, basta che si avvale di persone che sono specialisti in quello che serve all’impresa.

Caratteristiche di un imprenditore:
Esistono due tipi: il tipo “Fondatore” ed il tipo “Amministratore”

Sugli orientamenti il Fondatore è guidato dalla percezione dell’opportunità (come posso permetterlo è sulla percezione), mentre l’Amministratore è guidato dal controllo delle risorse (non posso permetterlo è sulle risorse)

Sulla struttura del management il Fondatore cerca un management orizzontale con molteplici reti informali (crescere il controllo con collaborazioni) mentre l’Amministratore cerca una gerarchia formalizzata con molteplici livelli (crescere portando tutto il controllo nella propria azienda)

Sulla filosofia della ricompensa il Fondatore è guidato dal valore, basato sulla performance, orientato verso la squadra (possedere la “scala aziendale” valori forti) mentre l’Amministratore è Guidato dalla sicurezza, basato sulle risorse e orientato sulla promozione sul lavoro (salire la “scala aziendale” paga forte).

Caratteristiche del denaro:
La forma fisica dei soldi è quasi sempre quella, dico quasi perché dal tempo del baratto, denaro merce, denaro valuta e oggi digitale, sono cambiate molte forme. Ma quello che ci interessa è il modo con cui viene usato, il “valore” che ci diamo.
Quindi esiste:
  • il denaro competitivo: la maggior parte delle persone sono in concorrenza.
  • il denaro cooperativo: in cui si fa collaborazione e lo si divide.
  • il denaro spirituale: in cui i valori sono più alti dell’importanza dello stesso denaro.

Bisogna imparare ad usare le risorse altrui. Alcuni imprenditori che pensano da dipendente vogliono che quando si dice ad una persona di fare una cosa lui la faccia, mentre l’imprenditore che pensa da imprenditore sa che questo non deve succedere. Un vero imprenditore sa gestire le risorse altrui in maniera collaborativa, ecco perché non usano il denaro competitivo, ma quello cooperativo.

Ed ecco finalmente le caratteristiche che dobbiamo acquisire per la metamorfosi:
  • Cambiare la propria filosofia, passare dalla sicurezza alla libertà;
  • Capacità di operare senza denaro, con gli accordi ad esempio;
  • Capacità di operare senza sicurezza, il rischio è una giusta componente;
  • Abilità di focalizzarsi sulle opportunità e non sulle risorse, il pensiero crea la forma;
  • Possesso di diversi stili di management per gestire persone diverse, management adatto;
  • Capacità di gestire persone e risorse che non si controllano, dare spazio collaborativo;
  • Orientamento verso il valore e la squadra, anziché verso la promozione e lo stipendio;
  • Apprendimento attivo, il giorno della laurea non esiste;
  • Istruzione generica anziché specializzata, imparare da chi è specialista;
  • Il coraggio di essere responsabile dell’intera impresa, merito e colpa tua;
Ti sei spaventato? Ti ho fatto passare la voglia? Ne riparliamo quando avrai il tuo primo milione di euro in banca :-) Nota che gli agricoltori di un tempo avevano le caratteristiche degli imprenditori, piantavano in primavera ed aspettavano l’autunno, pregavano che il maltempo e gli insetti non gli rovinassero il raccolto, “se avrai la mentalità e la tenacia di un agricoltore, allora sarai un imprenditore”.

Un imprenditore è entusiasta dei cambiamenti, un dipendente è atterrito dai cambiamenti. Nelle buste paga si vede una differenza, i più pagati sono i direttori generali che lavorano come dipendenti, mentre i meno pagati sono i direttori generali che lavorano come imprenditori.

In conclusione per apprendere queste caratteristiche bisogna gestire la paura nelle paure. La più importante differenza è quella tra libertà e sicurezza. “se diventerai un imprenditore di successo, conoscerai una libertà che pochissime persone sperimenteranno mai. Non si tratta semplicemente di avere molto denaro o tempo libero, è la libertà dalla paura delle paura stessa”.

La gente viene motivata allo studio con la paura di non trovare lavoro o di essere bocciato. Il dipendente viene educato nella stessa maniera, la paura di essere licenziato. Il posto di lavoro sicuro però non toglie la paura della sopravvivenza, la nasconde solo.

Infatti a scuola si studia per la sicurezza e non per la libertà, ci sono materie diverse, ma la paura è sempre presente, avere la libertà non è dalla paura, ma dalla paura della paura. La paura ci induce a cercare sicurezza o libertà, un dipendente cercherà la sicurezza, un imprenditore cercherà la libertà, la forza trainante è il coraggio, che deriva da cuore, quindi se vuoi essere un dipendente o un imprenditore, chiedilo al tuo cuore.

mercoledì, aprile 12, 2017

I libri non scritti da imprenditori

Se vuoi imparare qualcosa, da dove incominci? dove vai a cercarla? Di solito pensi ad un libro ed un insegnante, il legame è stretto, ti immagini la scuola, i banchi, gli insegnanti.. e i voti. Quindi se vuoi diventare imprenditore vai a scuola e leggi i libri. Non è vero.
Ci sono tanti libri scritti per l’imprenditoria, ma quelli più veri sono scritti da imprenditori che hanno fatto degli errori pratici, hanno vissuto il loro business. Quelli invece creati da professori universitari non esprimo la realtà, hanno solo tanto accademismo.
Robert Kiyosaki nei primi anni da imprenditore fu chiamato a parlare all’università, di solito quando vai ad un corso, una lezione, chi sta in cattedra è quello che ti dovrebbe parlare di ciò che devi fare, invece lui parlo di ciò che non si doveva fare, ovvero dei suoi errori. Ecco una lezione che non fu accademica.
Nelle mie esperienze da imprenditore ho notato sempre ciò che mi depistava dal mio scopo, ciò che mi toglieva perseveranza, erano le giustificazioni che mi dicevo:
  • non ho soldi e non posso lasciare il posto di lavoro
  • non ho gli agganci giusti
  • non sono abbastanza intelligente (questa in realtà lo detta poche volte perché ho un grande Ego)
  • non ho tempo, sono indaffarato (questa spesso) e non riesco a trovare qualcuno che mi voglia aiutare
  • occorre troppo tempo per creare una impresa ed è troppo rischioso
  • non mi piace avere la responsabilità dei dipendenti
  • sono troppo vecchio (veramente sto ringiovanendo.. Ego ancora)
I cambiamenti non sono facili per nessuno e le “vocine” interne di certo non ti aiutano, qualunque bambino di due anni è un esperto per inventare scuse e il potere delle scuse è più potente dei sogni.
Non denigro i libri e gli insegnanti, sono importanti, solo dico che non sono i veri mentori, quelli li trovi nella vita vissuta in pratica da imprenditori che hanno avuto successo e non si vergognano di parlare dei propri errori.
Quindi evita le vocine e ascolta i fatti degli imprenditori che segui come mentori.

www.cashflowclubtrieste.com

domenica, aprile 09, 2017

La pagella da portare in banca

Cosa è la “pagella economica”? In banca ti chiedono lo Stato Patrimoniale e il Rendiconto Economico e non hanno tutti i torti, da questi due documenti si vede come sei messo finanziariamente. Giusto quindi capire cosa sono e come funzionano. Però fammi una promessa, non sta a studiarlo solo per le banche, ma studialo per te stesso, impara come si fanno e a cosa servono per capire dove puoi migliorare e dove puoi avere più reddito, cosi quando entrerai in banca non avrai più quella brutta sensazione e avrai padronanza del dialogo con loro.

Ti ricordi quando sei andato in banca per chiedere un prestito o per aprire un conto?, Ti sei mai trovato ad avere una sensazione strana di disagio? Tipo come se fossi ad un esame scolastico? Adesso magari non ti pesano più gli esami di scuola, ma quando eri li davanti alla commissione, un po' di tremarella l’avevi.. di la verità.
Quando si va in banca ti sembra di essere sempre in uno stato di difetto, perché? In fondo loro sono dei fornitori e noi il cliente. Chi è quello che ha più bisogno dell’altro? In molte Nazioni il conto bancario è una necessità, ma ti ricordo che non è un obbligo, e ti fanno anche credere che non si può vivere senza. Ho studiato economia per diversi anni e ho capito che la cosa ci sta rovinando, è il Signoraggio Bancario, ma di questo ne parleremo un’altra volta.
Lo Stato Patrimoniale è dove vi sono le tue Attività e Passività, una “fotografia” di ciò che hai (o non hai). Il Rendiconto Economico è come un flusso, un movimento di soldi che sono serviti a questa Uscita o quella Entrata.

Te lo detto in maniera semplice ma più avanti lo studieremo meglio. Mi raccomando, se te lo fai spiegare da un commercialista o un esperto di economia, controlla che non usi un linguaggio da burocrate, altrimenti ti passerà la voglia di apprendere come funzionano.
Io in genere uso da 7 anni i libri di Robert Kiyosaki e il suo gioco formativo nelle mie sessioni di formazione, ti assicuro che sono semplici e di facile uso. Proprio ciò che necessita per chi non vuole perderci la testa .. e comprendere come si gestisce il proprio denaro.

domenica, aprile 02, 2017

Cosa rende diversi gli imprenditori

Ti sei mai domandato perché lui c’è riuscito e tu no? Perché il tuo amico ha fatto i soldi e tu no? Di solito nasciamo tutti uguali o quasi. Poi quando cresciamo alcuni talenti li abbiamo già, quello che chiamiamo carattere, ma la conoscenza e la costanza dobbiamo sudarcela.
Voler diventare imprenditore è una bella decisione, dopo quella però ci vuole un piano, una strategia, che magari hai già visto funzionare da un tuo mentore. Non avere invidia di lui.. stagli vicino.
Adesso lavoriamo un poco sulla proiezione mentale, seguimi. Immagina di smettere di avere la sicurezza che ti da una busta paga, immagina che non hai un entrata continuativa, immagina che non hai una pensione per la vecchiaia, immagina che non hai una assistenza sanitaria. Come ti senti? Hai paura? Cio credo, l’hanno tutti quelli che sono stati educati a scuola con la solita educazione finanziaria, ovvero quella che non fa fare soldi.
La scuola ha sempre formato dipendenti, quindi abbiamo più dipendenti nel mondo che imprenditori. Quei pochi che si addestrano a scuola per diventare imprenditori hanno comunque attitudini da dipendenti.. nella vita reale dell’economia e commercio devono imparare ABC finanziario e addestrarsi sul campo.
La storia ci racconta che una volta non esistevano i dipendenti, li hanno creati nell’era industriale perché servivano “soldati”, è una scuola Prussiana. Esistevano agricoltori e commercianti all’epoca dei Re, pagavano le tasse al Re e se andava male il raccolto era un problema che loro sentivano come imprenditori. Infatti si tramandavano i mestieri di padre in figlio, e si tramandavano i cognomi adatti, Smith (fabbro), Baker (fornaio). Lo Stato ha dovuto creare i dipendenti.
Gli imprenditori famosi non hanno mai finito gli studi scolastici, Thomas Edison, Henry Ford, Bill Gates, Richard Branson(Virgin), Michael Dell, Steven Jobs, Ted Turner (CNN). Questo non vuol dire che devi mollare gli studi per essere ricco, studiare è importante.
Quindi il dipendente cerca la sicurezza e l’imprenditore cerca la libertà. Non è facile abbandonare la sicurezza per avere la libertà, sono opposti, se cerchi la libertà dovrai lasciare la sicurezza. Se vuoi sicurezza dovrai pagare con la libertà.
Hai mai fatto caso del perché si chiama carcere di massima sicurezza?

giovedì, marzo 23, 2017

Tutti vogliono diventare ricchi

Fai questa domanda ad un tuo amico, “vuoi diventare ricco?” la maggior parte ti risponderà si, e chi ti dice no, sta mentendo o è un alieno. Magari forse si chiederà quale altro network gli vuoi proporre oggi :-) Tu fai un esperimento, falla prima a te stesso, scrivi la tua risposta su di un foglio e dopo leggi questo articolo. Magari riusciamo a capire perché non hai ancora la villa con piscina e la barca di 18 metri.
Quanti amici conosci che hanno vinto la lotteria con cifre sopra il milione di euro? Credo pochi o nessuno. Si può comunque avere la fortuna di vincere dei soldi, è vero, oppure di ereditarli, il problema poi è averne la capacità di gestirli, perché tanti soldi ricevuti di colpo creano grossi scompensi emozionali, chi non è addestrato si potrebbe trovare in seri guai.
La facilità in cui ti arricchisci è sempre proporzionale al prezzo che devi pagare per saper gestire la ricchezza.
Il prezzo per diventare ricchi è veramente alto, se in una lotteria c’è un vincitore, ma la maggior parte degli altri giocatori è rimasta povera. Se vuoi invece diventare ricco con una pianificazione concreta devi studiare l’ABC Finanziario prima di tutto e dopo avere una enorme costanza ad applicare ciò che hai imparato.
Vediamo alcuni “prezzi” da pagare:
il prezzo per gli spilorci è spesso consigliato in “taglia le carte di credito e vivi al di sotto delle tue possibilità”, forse all’inizio può essere utile, in emergenza e per il contenere il badget, ma non è la soluzione ideale, perché ha forza di usare questo consiglio vivrai sempre nella costante miseria anche se ti puoi permettere uno sfizio. La cosa più sicura è imparare a vivere la paura, l’insicurezza e gestire le decisioni, ogni persona ricca o povera deve combattere ogni giorno con i suoi demoni, questo è un prezzo da pagare, che spesso non è costituito dal denaro. La carta di credito è solo un servizio che la banca ti offre, quindi una spesa. La banca ci guadagna, non tu.
Il prezzo di un errore, sappiamo tutti che andare a scuola è “doloroso”, da piccoli ci si stacca dalla mamma, da giovani ci obbligano a fare il “nostro dovere”, e oramai da grandi siamo “incastrati” nel credere che fare errori è grave, cancellati questa credenza. Il sistema scolastico ti punisce se sbagli, con voti bassi, con bocciature, invece i genitori e i docenti dovrebbero rivedere il giudizio sugli errori, perché fare errori è un insegnamento, naturalmente imparando da esso. I buoni voti servono a scuola perché ti danno un riscontro sul proprio percorso di apprendimento, ma i buoni rendiconti economici lo sono di più nella vita pratica dove il denaro è un mezzo necessario.
Se pensi che l’istruzione sia costosa, allora dovresti provare cosa costa l’ignoranza.
Il prezzo dell’istruzione, I tempi sono cambiati, e corrono più veloci con la tecnologia che abbiamo a disposizione, le modalità invece sono differenti, l’era industriale, che è quella passata, è diversa dall’era informatica, ovvero quella attuale, in effetti essere ignorante di può causare tanti danni economici. Quello che ti serve adesso è la sicurezza della conoscenza informatica, dovuta al fatto che è più importante con quanta velocità lo impari, piuttosto di quello che impari.
Vi sono tre tipi di istruzione: quella Scolastica dove impari a leggere e far di calcolo, quella Professionale dove impari un mestiere e prendi i soldi per il tuo tempo speso, quella Finanziaria dove impari a far lavorare il denaro per te.
Io quando avevo i ristoranti ho istruito dei cuochi e quando mi chiedevano di poter aprire un loro ristorante gli chiedevo se erano capaci di fare l’amministrazione o l’imprenditore, dopo lo hanno capito. Spero di esserti stato di aiuto.

martedì, marzo 07, 2017

Bitcoin: la corazza del libero mercato nel settore del denaro

1. Introduzione

In un recente, bellissimo articolo su Miglioverde, Guglielmo Piombini ha narrato la storia dei contadini cinesi che, negli anni ’60 del secolo scorso, segretamente crearono un sistema di mercato all’interno del sistema comunista in cui erano costretti a vivere. Piombini ha messo in evidenza che «Gli agricoltori non sfidarono apertamente le autorità, ma crearono dal basso un sistema migliore di quello esistente, e alla fine vinsero. Senza saperlo, applicarono alla perfezione il suggerimento di Buckminster Fuller [che è stato ripreso nella locandina di questo evento]: ‘Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà esistente obsoleta’».

Questo è esattamente quello che ha fatto Satoshi Nakamoto, chiunque egli sia, inventando Bitcoin. Egli non ha combattuto la realtà esistente (e vedremo oltre perché i sistemi monetari esistenti sono disastrosi e perché). Ha costruito un modello nuovo, non conflittuale (anzi, anti-conflittuale: come lo è il mercato), che sta rendendo la realtà esistente obsoleta.


I punti chiave di questo modello nuovo (ma che è nato per difendere un processo antico) sono il fatto che Bitcoin è decentrato, incensurabile e pseudonimo (le transazioni sono perfettamente trasparenti e pubbliche ma con i necessari accorgimenti è possibile non sapere chi ci sia dietro un indirizzo Bitcoin). Queste caratteristiche sono rese possibili dalla blockchain, la piattaforma informatica che esperti di Bitcoin come Sergio de Prisco sono capaci di spiegare molto meglio di quanto possa fare io. Sommariamente, la blockchain può essere definita come un registro distribuito fra (e condiviso da) diversi soggetti e sul quale questi soggetti sono incentivati a trovare e a mantenere un consenso. Grazie a queste caratteristiche, e cioè al fatto di essere decentrato, incensurabile e pseudonimo, Bitcoin ha potuto reintrodurre il libero mercato nel settore del denaro dopo circa un secolo da quando è stato abolito il gold standard. (Quello che è stato abolito nel 1971 non era il gold standard ma il gold exchange standard. Il gold standard in Europa è stato abbandonato nel ’14 per finanziare la Prima Guerra con l’inflazione). Non a caso, si è trattato del secolo più sanguinario e atroce della storia dell’uomo.

Bitcoin può essere visto come la corazza del libero mercato nel settore del denaro.

Di questa corazza non ci sarebbe bisogno. Il libero mercato tradizionale (nel settore del denaro così come in ogni altro settore) funziona alla grande quando viene lasciato funzionare. Essenzialmente perché è l’unico sistema che consente di utilizzare una conoscenza relativa alle preferenze individuali che è dispersa capillarmente fra le persone e a cui nessuna autorità ha accesso.

Purtroppo, il libero mercato non viene lasciato funzionare. Di solito, oggi, esso viene impedito in modo parziale, nel senso che lo stato pone sempre più ostacoli, imposte, sussidi, rotture di scatole, ecc. ma lascia intatta almeno l’apparenza del processo concorrenziale. Nel settore del denaro, tuttavia, il libero mercato viene impedito in modo totale. Qui nemmeno l’apparenza viene preservata. Semplicemente, nel campo della moneta, il sistema adottato è di fatto quello sovietico. Un’organizzazione privilegiata ha il monopolio legale del denaro. Protetta dalla violenza dello stato, varia arbitrariamente la sua quantità e di conseguenza il suo potere d’acquisto. E se il socialismo reale non funziona in generale, funziona ancora meno nel settore del denaro. Quando il potere politico decide arbitrariamente la quantità e il prezzo del grano si hanno danni seri. Tuttavia, quando il potere politico (nel quale rientra quello delle autorità monetarie) decide arbitrariamente la quantità e il potere d’acquisto del mezzo di scambio, i danni sono sistemici.

Tutte le crisi economiche cicliche a cui assistiamo da quando sono state istituite le banche centrali (e che erano un fenomeno sconosciuto prima) sono il prodotto diretto della manipolazione monetaria e del credito da parte di queste ultime. In altri termini, esse sono il prodotto dell’assenza di libero mercato in generale e nel settore del denaro in particolare.

Perché il libero mercato nel settore del denaro possa tornare a funzionare e riportare il processo economico sulla strada della prosperità sostenibile, esso oggi ha bisogno di una corazza che lo protegga dall’aggressione statale. Nel settore del denaro (e forse in futuro anche in altri settori) Bitcoin è, appunto, questa corazza.

A proposito di Bitcoin, nella stampa mainstream si leggono sempre più spesso articoli a dir poco confusi. Questi articoli si distinguono generalmente per due caratteristiche:

1.    chi li scrive non conosce la scienza economica e

2.    non sa cos’è Bitcoin.

Per vaccinarsi contro la disinformazione prodotta da questi articoli è necessario non solo capire cos’è Bitcoin ma, prima ancora, anche avere alcuni elementi di teoria monetaria dalla prospettiva dell’unica scuola di pensiero che si occupa della scienza economica: la Scuola Austriaca di economia.

Le brevi, incomplete e intuitive considerazioni che farò di seguito in relazione alla teoria monetaria sembreranno una divagazione che nulla ha a che vedere con Bitcoin. Tuttavia, per capire Bitcoin (di cui comunque non sono un esperto) è necessario capire preliminarmente il contesto che lo ha prodotto. È quel contesto infatti che ha reso necessaria l’invenzione di Bitcoin. È l’aggressione che ha reso necessaria la corazza. E quel contesto non può essere capito senza avere alcuni elementi di base di teoria monetaria.

Questi elementi sono infatti indispensabili per capire la confusione (se non il vero e proprio inganno) che sta dietro a frasi come questa della Banca Centrale Europea: «Bitcoin è la più grande minaccia potenziale per la politica monetaria e la stabilità dei prezzi, per la stabilità finanziaria e la vigilanza prudenziale».

Una volta riassunti brevemente questi aspetti economici più generali, potremo passare a discutere alcuni aspetti specifici di Bitcoin.

2. Il socialismo reale nel settore del denaro

Cominciamo col distinguere il denaro dal denaro fiat.

Il denaro è il bene (in senso lato) che il libero processo di mercato ha spontaneamente selezionato come il più commerciabile e grazie al quale ha potuto superare l’economia di baratto e così far crescere esponenzialmente gli scambi. Storicamente, grazie a una particolare combinazione di caratteristiche (non-deperibilità, scarsità, divisibilità, e altre), il bene che nei millenni il processo di mercato ha selezionato come denaro è l’oro e, in misura minore, l’argento.

Il denaro fiat, al contrario, è un pezzo di carta (oggi in gran parte digitale) che non è il prodotto del libero processo di mercato ma di un’imposizione coercitiva da parte di un’autorità.

Alla base del denaro ci sono quindi le libere scelte delle persone. Alla base del denaro fiat c’è la coercizione e l’arbitrio.

Il denaro e il denaro fiat sono opposti come lo sono il libero mercato e l’interventismo statale. Sono incompatibili come lo sono la Legge intesa come limite non arbitrario a ogni potere coercitivo (di cui il denaro è espressione) e la “legge” intesa come strumento di potere coercitivo arbitrario (di cui invece è espressione il denaro fiat).

A differenza del denaro fiat, il denaro non può essere stampato. Non può essere creato dal nulla. In questo senso, se c’è politica monetaria, non c’è denaro.

Per questo il gold standard è stato abbandonato. La macchina coercitiva statale per sua natura è portata a espandersi e a fare costosissime guerre. La disciplina imposta dal denaro gli rendeva più difficile farlo. Così chi controlla quella macchina ha sostituito il denaro con un pezzo di carta stampato e timbrato da un’autorità. La nascita della politica monetaria segna l’uscita di scena del denaro. Grazie a Bitcoin, il denaro rientra in scena. E alla grande. Ma andiamo con ordine.

Mi è capitato spesso di chiedere a coloro che difendono (o, peggio ancora, che accettano senza nemmeno mettere in discussione) l’attuale socialismo monetario quali fossero le loro ragioni contro il libero mercato nel settore del denaro. Non ho mai ricevuto una sola risposta che non fosse un balbettio incoerente senza né capo né coda. La maggior parte dei testi economici (anche quelli cosiddetti ‘scientifici’) partono dal presupposto che il denaro debba essere di stato. Una volta messo in discussione razionalmente questo presupposto, si scopre che esso non ha ragione di esistere. D’altro canto, esistono ragioni solide come una roccia (sia etiche che economiche) a favore del libero mercato nel settore del denaro.

Le ragioni etiche sono ovvie e si basano sul principio di non aggressione. Se chiunque di noi facesse quello che fa lo stato quando impone coercitivamente l’uso del denaro fiat, finirebbe in galera. E giustamente.

Ma vediamo le ragioni economiche. Vediamo perché l’assenza di libero mercato nel settore del denaro produce crisi cicliche e progressivo declino di lungo periodo. Per capire queste ragioni, è fondamentale capire il concetto di tasso d’interesse, che viene comunemente e impropriamente definito come il “costo del denaro”.

Ripeto: questo è un tema difficile che sembra portare fuori strada. E me ne scuso. Tuttavia vi chiedo di avere pazienza per qualche minuto ancora. Tra poco vedremo perché questo è un aspetto necessario per vedere la disinformazione su Bitcoin fatta dalle banche centrali e dalla stampa economica.

La componente primaria del tasso d’interesse di mercato è costituita dalle preferenze temporali delle persone: cioè dalle loro preferenze fra tempo presente e tempo futuro (vale a dire fra consumo e risparmio). Queste preferenze sono note solo alle persone che le hanno. Minore è la preferenza delle persone per il tempo presente rispetto al tempo futuro, minori saranno i consumi, quindi maggiori saranno i risparmi, cioè le risorse a disposizione per gli investimenti economicamente sostenibili. Maggiori saranno queste risorse, minore sarà il prezzo che sarà necessario pagare per aggiudicarsele: il tasso d’interesse. Il tasso d’interesse di mercato è quindi il prezzo più importante in un’economia: esso è il prezzo del tempo. Coordinando le preferenze temporali delle persone, il tasso d’interesse di mercato crea armonia fra risparmi e investimenti, cioè rende economicamente sostenibile nel tempo il processo di mercato. In altri termini, utilizzando un’immagine impropria, il tasso d’interesse può essere visto come il grande direttore d’orchestra del processo di mercato. (L’immagine è impropria perché un’orchestra è un ordine positivo, caratterizzato da una gerarchia unitaria di fini stabilita dall’alto. Il libero mercato, al contrario, è un ordine spontaneo, caratterizzato dall’assenza di gerarchia unitaria di fini).

Un tasso d’interesse relativamente basso (segno di abbondanti risparmi e quindi di bassi consumi) consente di intraprendere progetti ambiziosi, a lungo termine, i quali richiedono e contribuiscono a generare una struttura produttiva lunga e articolata, cioè dove ci sono molti passaggi fra lo stadio iniziale delle materie prime e quello finale del consumo.

Viceversa, un tasso d’interesse relativamente alto (segno di scarsi risparmi e quindi di abbondanti consumi) riduce l’orizzonte temporale degli investimenti e genera una struttura produttiva più corta ed elementare.

In un caso così come nell’altro si ha crescita economica strutturale se ci sono investimenti netti (in altri termini se c’è un livello di investimenti che sia maggiore di quello necessario a mantenere il valore della capacità produttiva esistente, altrimenti si avrebbe consumo di capitale) e se questi investimenti sono economicamente sostenibili nel tempo.

In assenza di politica monetaria, la condizione necessaria per la sostenibilità nel tempo degli investimenti è garantita dal direttore d’orchestra: il tasso d’interesse di mercato, che come abbiamo visto coordina gli investimenti e i risparmi (e quindi le preferenze temporali delle persone). In presenza di politica monetaria, tuttavia, e in particolare in presenza di politica monetaria espansiva (con tassi d’interesse artificialmente bassi), la sostenibilità nel tempo degli investimenti è tecnicamente impossibile. Per questo, da quando esistono le stampanti monetarie, assistiamo a crisi economiche cicliche.

Un tasso d’interesse artificialmente basso infatti incoraggia investimenti ambiziosi a lungo termine per i quali tuttavia non ci sono sufficienti risorse (cioè sufficienti risparmi). Quando questa insufficienza di risorse viene a galla (e prima o poi viene a galla per forza) si ha la crisi. Naturalmente, chi controlla lo stato e la sua moneta tenterà di risolvere il problema con dosi ancora maggiori dello stesso veleno che lo ha prodotto. Cioè con maggiori ‘stimoli’, in particolare monetari. In questo modo, rinvia il problema a costi esponenzialmente sempre maggiori (che non sarà lui, purtroppo, a pagare). Il barattolo tuttavia non può essere calciato all’infinto. Come ricorda Mises, «Il boom può durare solo finché l’espansione del credito prosegue a un ritmo sempre più accelerato. Il boom si ferma nel momento in cui quantità addizionali di mezzi fiduciari non sono più gettate sul mercato del credito. Ma non può durare per sempre, anche nel caso in cui l’inflazione e l’espansione del credito proseguissero all’infinito. In questo caso incontrerebbe le barriere che impediscono l’espansione senza limiti del credito in circolazione. In particolare, porterebbe al crack-up boom e al collasso dell’intero sistema monetario.»

Su un piano più generale, le banche centrali hanno il compito di sostituirsi al direttore d’orchestra. Esse tuttavia non possono tecnicamente riuscirci perché non hanno la conoscenza rilevante: esse non sanno quali sono, in ogni momento e luogo, le preferenze temporali di ogni individuo. Solo il tasso d’interesse di mercato lo sa. Solo lui può essere il direttore d’orchestra.

Le crisi economiche cicliche e il progressivo declino economico sono quindi il risultato della politica monetaria in generale e di quella espansiva in particolare. Ma la politica monetaria in generale e quella espansiva in particolare non sarebbero possibili senza il socialismo monetario, cioè senza il controllo diretto e monopolistico dello stato sul denaro. Esse infatti richiedono un aumento continuo e crescente della quantità di denaro il che tende a ridurne continuamente il potere d’acquisto. E fra una moneta che perde il suo potere d’acquisto nel tempo e una che lo aumenta, alzi la mano chi sceglierebbe la prima se avesse la possibilità di scegliere. Per questo lo stato non dà possibilità di scegliere.

3. La propaganda di regime

Una volta chiarito in modo intuitivo e approssimativo cosa sta dietro alle “politiche monetarie” e quali sono gli effetti che esse producono, andiamo a leggere alcuni passaggi di quegli articoli a dir poco confusi che, specie sui giornali sedicenti economici, fanno sempre più disinformazione sistematica su Bitcoin e sui sistemi monetari.

Uno di questi articoli, apparso di recente su Il Sole 24 Ore recita: «Il rischio concreto delle istituzioni monetarie è perdere [a causa di Bitcoin] il controllo su emissione, circolazione e valore della moneta».

Grazie alla lunga digressione fatta prima sul tasso d’interesse e le politiche monetarie adesso sappiamo che il “controllo su emissione, circolazione e valore della moneta” da parte delle banche centrali (in altri termini, il socialismo monetario) è il problema che Bitcoin ha iniziato a risolvere in modo pacifico, non è la cura che Bitcoin mette a rischio.

L’articolo prosegue citando la Banca Centrale Europea che definisce Bitcoin come «la più grande minaccia potenziale per la politica monetaria e la stabilità dei prezzi, per la stabilità finanziaria e la vigilanza prudenziale».

In primo luogo, sempre grazie alla digressione di cui sopra, adesso sappiamo che la politica monetaria non è ciò che produce crescita o che crea le condizioni favorevoli per la crescita, ma ciò che necessariamente genera distorsioni della struttura produttiva e di conseguenza crisi economiche cicliche. Naturalmente non si può chiedere a una banca centrale di riconoscere questo fatto. Sarebbe come chiedere al direttore della RAI di riconoscere il fatto che la RAI non dovrebbe esistere. Tuttavia, quando si legge questa roba su un giornale, è bene ricordare che, come dice giustamente Andreas Antonopoulos «Gli stati stanno prendendo in ostaggio l’intera popolazione chiudendola a chiave in una moneta che sta affondando. Bitcoin sta liberando gli ostaggi».

In secondo luogo, quella che viene chiamata «stabilità dei prezzi» è la continua e progressiva perdita del potere d’acquisto del denaro. Fra il 1913, anno in cui è stata fondata la Federal Reserve, e oggi, il dollaro statunitense ha perso circa il 99% del suo potere d’acquisto. Alla faccia della stabilità monetaria.

In ogni caso, la stabilità dei prezzi non è un valore in sé. Il libero mercato è un processo che si autocorregge. E uno dei modi in cui lo fa è la variazione dei prezzi (in un senso o nell’altro, per un bene o servizio o per un altro). La cosiddetta “stabilità dei prezzi” imposta con la politica monetaria impedisce questa autocorrezione e quindi trasforma un semplice raffreddore in una broncopolmonite.

In terzo luogo, quella che viene chiamata «stabilità finanziaria» è il susseguirsi e accavallarsi di crisi economiche cicliche come quella del ’29 o quella del 2008. Alla faccia della stabilità finanziaria.

In quarto luogo, quella che viene chiamata «vigilanza prudenziale» è lo stato di sorveglianza monetario. Questo è già tremendo in sé. Tuttavia, quando si costruisce una stanza dei bottoni da cui si può controllare sempre più nel dettaglio ogni aspetto della vita delle persone occorre anche chiedersi: «e se di quella stanza prendesse il controllo la persona sbagliata?». Forse lo ha già preso, perché la persona sbagliata è anche quella che costruisce quella stanza.

L’articolo prosegue citando la BCE: «“Bitcoin funziona senza un’istanza di controllo centralizzata quale una banca centrale: da una punto di vista giuridico, quindi, non è considerata una moneta”. O almeno, non lo è per i modelli tradizionali di sistema monetario».

Qui la banca centrale e il giornalista che diligentemente e acriticamente ne riporta il messaggio trascurano il fatto che per millenni il denaro ha funzionato senza “un’istanza di controllo centralizzata quale una banca centrale”. Evidentemente essi ritengono che prima delle banche centrali il denaro non esistesse o che esistesse al di fuori del diritto. Come abbiamo visto, è vero l’esatto inverso: è stata proprio l’introduzione delle banche centrali ad aver eliminato dalla scena il denaro sostituendolo col denaro fiat.

L’articolo del vicedirettore de Il Sole 24 Ore prosegue su questa china con una serie di castronate che francamente sono troppo numerose per essere discusse e forse non meritano di esserlo.

Il punto che volevo sottolineare è questo. Da una parte c’è lo stato, ci sono le banche centrali, c’è la stampa mainstream. Dall’altra parte c’è la Scuola Austriaca di economia, c’è la logica e c’è Bitcoin. Noi siamo stati indottrinati a pensare che lo stato ci protegga dal crimine, che le banche centrali ci proteggano dalla crisi economica e che la stampa economica mainstream produca informazione economica. Se iniziamo a ragionare in modo elementare e logico, cioè se partiamo dal principio di non aggressione e dalla soggettività del valore stando attenti a non entrare in contraddizione, allora scopriamo che la macchina coercitiva statale non ci protegge dal crimine, è il crimine: nel senso che in molti casi gli stati commettono azioni che se compisse una persona qualunque essi stessi considererebbero dei crimini. Scopriamo che le banche centrali non ci proteggono dalla crisi economica: attraverso la manipolazione monetaria e del credito la producono. E scopriamo che la stampa economica mainstream non fa sempre informazione economica. A volte, e spesso nei confronti di Bitcoin (e quasi sempre su questioni che hanno a che vedere col sistema monetario e bancario), fa disinformazione economica. Essa generalmente non conosce la Scuola Austriaca di economia e quindi parte da presupposti anti-scientifici, quelli che fanno comodo a chi ottiene risorse in modo politico (cioè coercitivo) invece che in modo economico (cioè attraverso il libero scambio).

Bitcoin ha e continuerà ad avere la peggiore pubblicità possibile da parte dello stato, delle sue agenzie e di chi ne gestisce la propaganda. Verrà sempre più definita come la moneta dei terroristi e dei mafiosi. Naturalmente, non possiamo escludere che qualche terrorista e qualche mafioso usi Bitcoin, allo stesso modo in cui non possiamo escludere che usi euro, dollari, un computer della marca X, un telefono della marca Y, una passata di pomodoro della marca Z. Quello che possiamo escludere con certezza, tuttavia, è che il denaro fiat sia un denaro onesto ed economicamente sano (infatti ha bisogno di essere imposto con la forza). E possiamo escludere questo con la stessa certezza con cui possiamo affermare che Bitcoin è un denaro onesto (cioè di mercato) ed economicamente sano (chi lo usa lo fa perché gli conviene, non perché è obbligato a usarlo).

Questo straordinario sforzo propagandistico è in realtà un buon segno. È segno che i pianificatori e i loro portavoce sono preoccupati. E in effetti hanno ragione a esserlo. Il libero mercato nel settore del denaro è tornato, e questa volta è corazzato. E non è una corazza facile da penetrare. Perché non c’è nessuno da colpire.

Tuttavia non è una corazza impenetrabile. Niente al mondo è impenetrabile. Ma è una corazza davvero forte, altrimenti non avrebbe resistito tutti questi anni contro hackers e governi. È la corazza per il libero mercato nel settore del denaro di gran lunga più forte che fino a oggi sia mai stata inventata.

Contrariamente a quello che si legge spesso sulla stampa (anche nell’articolo citato), Bitcoin non è una “bolla speculativa”. La “bolla speculativa” è l’aumento del prezzo di qualcosa sulla base di nulla: quando il nulla viene a galla, la bolla si sgonfia perché deve sgonfiarsi. Bitcoin ha alla base le preferenze delle persone, le loro scelte, le loro azioni responsabili. Ha alla base un’idea, una visione, e una funzione. È un esperimento che può fallire in diversi modi e per diverse ragioni. Ma, al contrario di una “bolla speculativa” (come quelle che sono generate dalla politica monetaria espansiva delle banche centrali), non deve necessariaçmenteiamente fallire. E in effetti sta vincendo.

4. Bitcoin: aspetti economici specifici

Una volta chiariti sommariamente alcuni aspetti generali relativi a Bitcoin (e in particolare relativi al contesto economico e monetario che ne ha reso necessaria l’invenzione), vediamo alcuni aspetti specifici che spesso generano dubbi o confusione.

In primo luogo, il fatto che Bitcoin sia una non-cosa disturba diverse persone. «A differenza dell’oro, Bitcoin non ha valore intrinseco» essi dicono. La teoria economica, tuttavia, ci dice che il “valore intrinseco” non esiste. Il valore non sta nelle cose, ma nelle persone: nella loro disponibilità a rinunciare a qualcosa di loro proprietà per avere qualcos’altro. Quindi qualsiasi cosa o non-cosa può essere un bene economico. Come già nel 1871 spiegava Carl Menger, il padre della Scuola Austriaca di economia, «nell’esposizione scientifica si è fatto sentire il bisogno di una definizione [di merci] valida per tutti i beni economici destinati allo scambio, senza tener conto della loro materialità e mobilità, del loro carattere di prodotti del lavoro, o delle persone che li offrono […] Dal suddetto concetto di merce nel senso scientifico del termine, è contemporaneamente evidente che il carattere di merce non è qualcosa di insito nel bene, né una sua qualità, ma soltanto un particolare suo rapporto con la persona che ne dispone.» Dal che se ne deduce che se Tizio è disposto a spendere 1200 euro per 1 Bitcoin, allora Bitcoin, anche se è una non-cosa, è una merce.

In secondo luogo, quello che disturba molte persone è il fatto che la quantità di Bitcoin sia fissa. «Una quantità fissa di denaro non funziona. La quantità di denaro deve aumentare all’aumentare degli scambi, della popolazione, della produttività o di un qualche altro fattore» essi dicono. La teoria economica, tuttavia, ci dice che, purché sia sufficientemente divisibile, ogni quantità fissa di denaro è ottimale. Semplicemente, se aumenta la domanda di denaro e l’offerta rimane fissa, aumenta il prezzo, cioè il potere d’acquisto del denaro. E nonostante la continua propaganda a favore dell’inflazione e della perdita del potere d’acquisto del denaro, il fatto che i prezzi diminuiscano è segno che l’economia è sulla buona strada (ed è ciò che l’aiuta a rimettersi sulla buona strada quando prende quella sbagliata). Nelle parole del grande econmista Murray Rothbard, «[Q]ualunque quantità di moneta [è] egualmente ottimale. In breve, non ha importanza quale sia l’offerta monetaria: qualsivoglia quantità M è adeguata a svolgere la propria funzione di scambio. […] Il problema della giusta quantità di moneta non è affatto un problema.»

In terzo luogo, molte persone sono disturbate dal fatto che a causa della volatilità del suo prezzo, Bitcoin non possa fungere da unità di conto. «Se Bitcoin non può essere unità di conto, allora non può essere denaro» essi dicono. Questo a mio avviso è un grosso errore. Bitcoin non è nato infatti con l’obiettivo di sostituire il denaro fiat, ma di affiancarsi a esso senza sostituirlo. Il denaro fiat è l’ambiente monetario a cui Bitcoin è stato progettato per adattarsi, almeno nel futuro prevedibile. Quindi è del tutto normale che Bitcoin sfrutti questo ambiente a suo vantaggio. Uno dei modi in cui lo fa è appunto utilizzando il denaro fiat (che in questa fase è meno volatile) come unità di conto. Stasera pagheremo la cena in Bitcoin ma in base a prezzi fissati in euro. Nessun problema.

La volatilità del prezzo di Bitcoin naturalmente è favorita dal fatto che l’attuale capitalizzazione di Bitcoin (circa 20 miliardi di dollari), nonostante il suo aumento impressionante, è ancora relativamente minuscola. Per avere dei termini di paragone, Google vale 588 miliardi e la capitalizzazione dell’oro, che molti vedono come obiettivo per Bitcoin, è di circa 7,4 trilioni.

5. Conclusioni: La corazza del libero mercato nel settore della legge

Avviandomi alla conclusione di questo intervento, faccio un breve cenno a una questione più ampia di cui quella monetaria è parte. Mi riferisco alla questione della legge.

Come abbiamo visto, Bitcoin è la corazza del libero mercato nel settore particolare e importantissimo del denaro. Il libero mercato, tuttavia, riguarda tutto il sistema economico, non solo il settore del denaro. E tutto quello che sta al di fuori della corazza Bitcoin (inclusi gli exchanges tradizionali, quelli centralizzati: si veda la Cina) è aperto alle scorribande fiscali e regolamentative della macchina coercitiva statale. Uber non è che un esempio fra tanti.

Il problema non è il fatto che ci sono queste scorribande. Il problema è il fatto che sono legali, cioè che esse sono protette dalla ‘legge’. In altri termini, il problema è che oggi la ‘legge’ è la decisione arbitraria dell’aggressore invece che il principio che vieta ogni aggressione. In altri termini ancora, il problema è che, grazie a quella particolare idea filosofica di legge che oggi sta alla base di tutte le macchine coercitive statali e che ne consente la continua espansione (il positivismo giuridico), lo stato e le sue agenzie possono compiere azioni che se compisse una persona qualunque sarebbero generalmente considerate dei crimini.

Come ha osservato Bruno Leoni, «nessun libero mercato è veramente compatibile con un processo di legislazione centralizzato da parte delle autorità». Questo vuol dire che finché la legge è la decisione arbitraria di un’autorità, invece che il limite non arbitrario a ogni sua decisione, il libero mercato è tecnicamente impossibile. Per introdurlo, è necessario cambiare l’idea astratta di legge: passare dalla legge di stato alla legge di mercato, cioè al principio di non aggressione. E su come produrre questa transizione io credo che Bitcoin, la moneta decentrata, abbia molto da insegnare.

Dopotutto, la Legge e il denaro hanno moltissimo in comune. Essi sono infatti entrambi ordini spontanei: frutto dell’azione delle persone (cioè di uno spontaneo e disperso processo di selezione: di regole nel caso della legge e di beni nel caso del denaro) ma del disegno di nessuno.

In sintesi: se Bitcoin sta funzionando per il ripristino dell’ordine spontaneo nel settore del denaro, una cosa simile non potrebbe funzionare anche per il ripristino dell’ordine spontaneo nel settore della Legge? Se una moneta non solo di mercato ma decentrata, incensurabile, ideologicamente neutra e che si affianca alla moneta di stato senza sostituirla ma anzi sfruttandola a proprio favore sta vincendo contro quest’ultima, è possibile che un processo legislativo non solo di mercato ma decentrato, incensurabile, ideologicamente neutro e che si affianca alla legislazione di stato senza sostituirla ma anzi sfruttandola a proprio favore possa vincere contro quest’ultima, e così introdurre il libero mercato?

Mediante un processo che richiederebbe il suo tempo (così come il successo di Bitcoin lo sta richiedendo), io credo di si. Diversi anni fa, prima di conoscere Bitcoin, ebbi un’idea un po’ bizzarra per facilitare la transizione dalla legge positiva (o fiat) alla Legge e per farlo sfruttando il processo di mercato. Quando venni a conoscenza di Bitcoin, scoprii che la mia idea (che qui per semplicità chiamerò “legislazione decentrata”) aveva alcuni importanti punti in comune con la crittomoneta.

Fabrizio Tonelli, che ha contribuito all’organizzazione di questo evento, mi ha chiesto di esporre le linee essenziali di questa idea. Di questo lo ringrazio. Purtroppo qui non è possibile illustrarla: sia per mancanza di tempo sia perché la sua presentazione mi porterebbe davvero fuori tema questa volta (chi fosse interessato ne può trovare una versione sintetica qui:

https://catallaxyinstitute.wordpress.com/2016/10/31/una-strategia-per-la-liberta-versione-sintetica/  ).

Tuttavia posso fare un rapido cenno ad alcuni punti che quell’idea ha in comune con Bitcoin. Questo è anche un modo per ricapitolare, in chiusura, alcune delle ragioni principali per cui Bitcoin sta vincendo.

Il primo aspetto che la “legislazione decentrata” ha in comune con Bitcoin è il fatto che non è pensata per combattere la realtà esistente, ma per costruire un modello nuovo che rende la realtà esistente obsoleta. Come Bitcoin non sostituisce il denaro fiat ma si affianca a esso sfruttandolo a proprio vantaggio, così la “legislazione decentrata” prevede un processo di legislazione informale che non si sostituisca a quello formale ma che si affianchi a esso sfruttandolo a proprio vantaggio. In particolare, creando una struttura di incentivi perché, mediante un processo di mercato, le persone usino il positivismo giuridico contro sé stesso e in difesa del principio di non aggressione. Il più grande punto di forza della “legge” positiva, infatti (il fatto che essa può essere qualunque cosa), è anche il suo più grande punto di debolezza: essa può essere infatti rivolta contro sé stessa (cosa che è impossibile, naturalmente, nel caso della Legge, cioè del principio di non aggressione).

Inoltre, come Bitcoin, la “legislazione decentrata” è appunto decentrata, incensurabile e può essere pseudonima.

Un altro punto in comune è la neutralità ideologica. Una delle ragioni per cui Bitcoin sta vincendo è che le persone non usano questa moneta perché sono ideologicamente a favore del libero mercato nel settore del denaro, ma perché conviene loro. Perché consente loro di difendersi dalla perdita di potere d’acquisto del denaro fiat, dai prelievi forzosi, dai blocchi dei conti correnti, dai saccheggi degli stessi per salvare le banche che hanno prestato denaro che non avevano, ecc. La stessa cosa avverrebbe nel caso della “legislazione decentrata”: sebbene, come Bitcoin, essa sia strutturalmente ideologica (nel senso che si basa su un sistema coerente di pensiero), sulla superficie è ideologicamente neutra. Le persone userebbero il sistema per convenienza, non per altri motivi. Ma usandolo per risolvere i loro problemi particolari, senza volerlo contribuirebbero (a loro spese) alla difesa della Legge, cioè del principio di non aggressione. E la difesa di quel principio è la condizione necessaria per il libero mercato, e quindi per la prosperità sostenibile.

Bitcoin è un’efficace difesa del principio di non aggressione nel settore del denaro. Ma quel principio ha bisogno di essere difeso ovunque. E Bitcoin ha segnato la strada da percorrere.

Ciascuno di noi ha le sue personali ragioni per essere felice e per essere triste. Tuttavia, al di là di queste ragioni, io credo che siamo davvero fortunati a vivere nell’epoca in cui c’è Bitcoin. Altre persone non sono state così fortunate. Esse avevano capito, oppure intuito, che il totalitarismo democratico è una macchina inarrestabile diretta verso il baratro. Esse sono morte prima di conoscere Bitcoin. Grazie a Bitcoin noi oggi non soltanto abbiamo speranza, ma stiamo vedendo la libertà che ha iniziato a riprendersi il suo spazio. Siamo solo all’inizio.

Grazie.
March 6, 2017 Catallaxy
GIOVANNI BIRINDELLI, 4.3.2017
(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)
Intervento al convegno: “Bitcoin e Blockchain: il mondo parallelo” – Brescia, 4.3.2017

martedì, febbraio 07, 2017

Dove generi un reddito veloce

Ti sei mai chiesto da dove arrivano i tuoi soldi? E quanto veloci sono? Si un parametro importante è quanto tempo ci mettono per arrivare nella mia tasca. Lo so che stai pensando che sono più veloci ad uscire dalla tua tasca :-) Vediamo insieme di regolarne la velocità.
Siamo troppo abituati a farci dare il denaro da qualcuno o qualcosa, come se il nostro datore di lavoro fosse il nostro padrone, o magari aspettare che la carta di credito si riempa da sola ed il bancomat un pozzo senza fondo. Oggi vediamo come i quadranti non determinano l’esclusività di ricchezza o povertà in base alle loro caratteristiche.
Avevamo detto che I quadranti rappresentano vari modi di generare reddito, chi è Dipendente lo fa per una azienda, chi è Autonomo lo fa per la sua attività, chi è Titolare lo fa per una sua impresa che gli genera soldi, chi è Investitore li ottiene da suoi soldi che stanno lavorando per lui.
Ognuno di noi però ha diversi atteggiamenti, abilità tecniche, titoli di studio e caratteristiche personali. Possiamo infatti creare reddito da tutti i quadranti, sta a noi imparare come, ma sopratutto in quanta velocità gli vogliamo, sapete bene che il tempo è fondamentale e dopo morti non ci servono a molto. Mi raccomando non fate rapine in banca.
Facciamo un esempio : Un medico potrebbe lavorare da dipendente per un ospedale, aprire un suo studio, creare una azienda privata dove lui ci va saltuariamente o investire in ricerche o case farmaceutiche. La sua professione per lui è importante, ci ha speso anni di studio e ci crede. Ma la professione (mestiere) fa entrare il reddito solo dai quadranti di sinistra, ed è legata al tempo che il medico ha disponibile, invece i quadranti di destra lo generano da una azienda che lavora in autonomia o dal denaro che è stato investito per quel motivo.
Ci sono dei Ricchi o dei Poveri in ogni quadrante. Puoi essere in un quadrante o nell’altro e andare da un quadrante all’altro ma questo non ti garantisce il successo, ne diventare ricco o povero secondo il concetto di quanto denaro possiedi. Solo perché stai operando in un determinato quadrante non vuol dire che ne possiedi le abilità. Si può anche fallire in tutti i quadranti.
Questo medico avrebbe potuto diventare ricco senza fare il medico? Certamente si. Sarebbe diventato ricco facendo il dipendente per un ospedale? Forse si, ma avrebbe dovuto lavorare molte ore al giorno e per molti anni. Avere tanto denaro alla fine della propria vita, non è molto consolante, meglio goderseli da giovane. Tanto vale imparare le caratteristiche dei quadranti, iniziare con il proprio mestiere perché è una passione piacevole e poi pian piano spostarsi sui quadranti di destra dove si usano le leve finanziarie.
Quindi abbiamo capito che le caratteristiche di un quadrante non promettono la ricchezza, ma sarà soltanto la nostra capacità di usarle al meglio che determinerà il generare un redditto abbondante e veloce.
Inizia adesso con determinazione, se una azione è precisa e costante, la velocità non la guasta.

sabato, febbraio 04, 2017

I due problemi del denaro

Che tipo di problema vorresti avere con il denaro? Il problema da Ricco o il problema da Povero? Capisco che la domanda ti sembri strana, di solito si pensa che i problemi li hanno solo a chi manca il denaro, ma questo non è vero, perché anche i ricchi hanno problemi con il denaro.
Due problemi due paure, c’è chi ha paura di perderli (ricco) e chi ha paura di non arrivare a fine mese (povero), ti mostro una lista veloce dei problemi più comuni:
Problemi del povero:
  • Non avere abbastanza denaro
  • Usare il credito per integrare le carenze di denaro
  • il costo delle vita in aumento
  • Pagare più imposte in proporzione al denaro guadagnato
  • Paura delle circostanze impreviste
  • Cattivi consigli finanziari
  • Insufficienza di denaro per il pensionamento
Problemi del ricco:
  • Avere troppo denaro
  • Avere bisogno di tenerlo al sicuro ed investirlo
  • Non sapere se le persone apprezzano loro o il loro denaro
  • Avere bisogno di consulenti più intelligenti
  • Crescere figli viziati
  • Pianificazione dell’asse patrimoniale e dell’eredità
  • Imposte statali eccessive
Ti ho messo su di un bivio, vorresti dirmi che non vuoi nessun problema (paura) ma non hai scelta. I problemi ci saranno sempre e ti saranno sempre utili a crescere di competenze ed esperienza.
A quanti di voi piace avere un problema? Sicuramente a nessuno perché averne e una cosa negativo, quante volte le persone che conosci ti dicono : sono pieno di problemi, non sai che problemi ho io. Questo approccio ti rende inerme alla soluzione e come spesso accade i problemi attirano altri problemi. Siccome siamo in una condizione di continua frustrazione e malessere cerchiamo dei momenti di felicità e soddisfazione nei capricci e nelle distrazioni, per raggiungere questa felicità a breve termine gli strumenti pi§ diffusi sono prestiti, carte di credito ed indebitamenti. Ma come avrai intuito comprarti la macchina nuova o il phone nuovo non risolve il tuo problema economico, l’unico atteggiamento vincente e affrontare di petto il problema vero e impegnarsi a risolverlo. Una persona diventa ricca ogni volta che imparare a risolvere un problema, aumentando la sua Intelligenza Finanziaria.
Il denaro da solo non risolve, è l’atteggiamento che hai verso denaro che fa la differenza, la parola Job (lavoro) viene tradotta in just over broke (sempre al verde), la gente è stata educata male e quindi quello che sa sul denaro non è salutare. Si ritrova a compiere le stesse azioni sbagliate e si ritrova rinchiuso nel cerchio del topo. Quel insieme di abitudini finanziarie che ti porta ad essere sempre al verde: studia molto, cerca un lavoro, vai a lavorare, paga le tasse, fai un mutuo, continua a lavorare di più e vai in pensione.
Povertà significa avere più problemi irrisolti che soluzioni, col passare del tempo, più accumulerai problemi che hai deciso di rimandare o che non vuoi affrontare, maggiore sarà il tuo stato di povertà, perché se vivi stressato non avrai capacità trovare soluzione e pensare alle alternative. Una mente negativa non trova soluzioni. Inoltre una mente positiva e sana ti permette di aver voglia di trovare soluzioni.
Sei pronto a risolvere i tuoi problemi? Se vuoi io ti do una mano.!

venerdì, gennaio 20, 2017

Di che quadrante sei?

Ognuno di noi appartiene ad un quadrante ed è stato “istruito” a fare quello. Tu hai capito a quale dei quattro quadranti “appartieni” in questo momento?
Sei stato educato a comportarti in un determinato modo perché a scuola ti hanno insegnato che il lavoro funziona così, ma “senti” anche che puoi cambiare ed imparare qualcosa di diverso per migliorare le tue finanze. Per farlo devi studiare l’ABC Finanziario, dove troverai cosa sono i quattro quadranti e di sicuro quale di questi è quello che lo porterà alla Libertà Finanziaria.
Nella scuola non si è mai insegnato cosa sono i quattro quadranti del cashflow, ecco cosa sono :
  • La D è il dipendente  (in inglese E)
  • La A è il lavoratore Autonomo (in inglese S)
  • La T è il titolare di grandi Impresa (in inglese B)
  • La I è l'Investitore (in inglese I)
Il Dipendente (Employee) lavora vendendo il suo tempo al suo datore di lavoro, e usa la propria capacità del mestiere che ha imparato a scuola o nel suo apprendistato. Lavori per qualcun altro.
Il lavoratore Autonomo (Self-employed) si è aperto un proprio esercizio o negozio dove vi è la necessità che lui vi partecipi attivamente, se non lo fa la sua azienda non può andare avanti. Lavora per le banche o per lo Stato.
Il titolare di grande impresa (Business owner) è abituato a delegare, di solito sono aziende in cui il proprietario non ha il bisogno di andarci a lavorare, funzionano lo stesso anche se il proprietario è impegnato in altre faccende. Lavorano per se stessi.
L’investitore (Investor) fa lavorare i soldi per lui, rischia volentieri se ha le adeguate conoscenze e si concentra su quel business fino a che non sia stabile. Talvolta non serve neanche sapere il tipo di business, vuole conoscere solo il RoI ritorno del suo investimento. Lavora per se stesso.
Attenzione: Appena avrai capito di che quadrante sei e avrai compreso che ti conviene spostarti su quelli di destra, non lo fare se non hai veramente appreso tutte le conoscenze per farlo. Rischi di perdere tutti i tuoi soldi perché non ne hai ancora la padronanza, ecco perché ho fondato il Cashflow Club Trieste e la Scuola, per darti la possibilità con le serate informative e il cashflow game day, ti darti tutte le informazioni e il training per investire nel modo più sicuro possibile.

giovedì, gennaio 19, 2017

Impariamo dai quadranti

Cosa “rappresentano” i Quadranti? Cosa ho stando dentro un quadrante? Cosa possiedo? :
  • Nella D hai un lavoro.
  • Nella A possiedi un lavoro.
  • Nella T possiedi un sistema.
  • Nella I i soldi lavorano per te.
Come “parlano” i quadranti è uno dei migliori metodi per individuare le differenze di quale quadrante sono le persone è ascoltarle, si nota da come parlano e in seguito agiscono, dato che le parole sono strumenti potenti.
Parole da D: “cerco un buon lavoro, sicuro, con un buon stipendio e indennità”
Parole da A: “la mia tariffa.. o provvigione è di..” “gli altri non lo fanno bene come me”
Parole da T: “sto cercando un nuovo amministratore per gestire la mia società”
Parole da I: “il mio flusso di denaro si basa sul rendimento netto o sul lordo”
Per alcuni la parola rischio genera timore, per altri incentivo e avventura, se li ascolti allora impari anche tu.
Dal Dipendente = D. si sente dire parole come: “sicuro” “indennità” “contratto”, vuole certezze e sicurezza, non gli piace il rischio e l’avventure. Le sue ore determinate, non gli straordinari ed essere chiamato all’improvviso al lavoro. Sono sinceri quando dicono che i soldi non gli interessano più di tanto. Reagiscono alla paura cercando sicurezza.
Dal’Autonomo = A. Si sente dire: “voglio fare a modo mio” “essere il capo di me stesso”, loro sono esseri da fai-da-te, lavorano sodo e vogliono essere pagati bene, perché si dedicano. Non vogliono che qualcun altro decida la quantità di denaro che possono prendere, ecco perché aprono un negozio o diventano liberi professionisti. Sono perfezionisti e per questo ci possiamo fidare. Se gli dai qualcosa da fare allora non metterci più il naso, loro lo sanno fare. Dicono “ al giorno d’oggi è difficile trovare collaboratori”, il denaro non è al primo posto, l’indipendenza si. Reagiscono alla paura assumendo il controllo.
Dal Titolare d’Impresa = T. Questo gruppo è l’opposto degli A, piace delegare a persone che lo fanno meglio di loro, “la leadership consiste nel tirar fuori il meglio degli altri”, ecco perché studiare i mentori. Ford diceva: “pensare è il lavoro più difficile da fare, pochi ci si cimentano”. Se sbaglia diventa un despota. La tendenza e che quando vuoi aprire una tua attività, da D passi ad A, raramente comprendi cosa è la T, dove hai creato un sistema e ne hai il controllo e conosci la gente formando con loro un buon rapporto.
Dall’Investitore = I. Loro fanno i sodi con i soldi, non lavorano loro personalmente, se non all’inizio per capire l’investimento, ma fanno lavorare i soldi per loro. A prescindere dal quadrante adatto alle tue caratteristiche dove esprimi la tua professione, questo quadrante lo devi padroneggiare se vuoi veramente diventare ricco.
Categorie di investitori Perché allora non abbiamo tanta gente che investe e fa lavorare il denaro per lui? Vediamo quattro ampie tipologie di investitori :
  • Non amano il rischio, mettono in banca.
  • Delegano gli altri come i consulenti.
  • Gli Scommettitori, probabilità.
  • Gli Investitori, abilità.
Il rischio virtualmente eliminato, Esiste la possibilità di non avere (quasi) nessun rischio? Come si fa?
Bisogna conoscere le regole del gioco. Una frase usata da un vero investitore è questa: “Quanto tempo ci metterò per tornare in possesso dei miei soldi e quanto reddito riceverò per il resto della mia vita dopo aver recuperato il mio investimento iniziale?”
I quadranti non sono uguali, una delle caratteristiche dei quadranti di destra è che ci sono più agevolazioni fiscali, ovvero ne hai tu il controllo. Mentre per quelli di sinistra le tasse sono prelevate a monte del tuo reddito e tu non ne hai il controllo.
Conoscere i quadranti ci da la possibilità di come muoversi nel gioco del denaro. Un quadrante non è migliore di un altro, hanno solo modalità differenti.
Quando saprai gestire bene i quadranti deciderai se stai bene su di un tipo o su di un altro. Per adesso studiali con me.

mercoledì, gennaio 18, 2017

Il Mestiere non è il Business

Mi sai dire che mestiere fa l’imprenditore? Qualcuno mi rispose tempo fa che il mestiere dell’imprenditore è fare soldi. Non proprio, i soldi sono solo uno strumento per creare e gestire i Business. Abbiamo dei concetti confusi nel pensare che il tuo Mestiere sia il tuo Business, vediamo oggi come possiamo chiarire questo concetto.
Puoi fare un lavoro che si basa sul mestiere che hai imparato a scuola o che comunque hai imparato perché sei stato assunto in una azienda in cui hai fatto un periodo di apprendistato, oppure ti metti in proprio e apri una tua Azienda. Queste sono le due forme che di solito si conoscono, ho lavori per una ditta o apri una ditta tua. Ma questi sono solo i quadranti di sinistra, parleremo in altri articoli di quelli di destra.
Immaginiamo che sei uscito da scuola con un mestiere, l’idraulico, per farlo vai su una azienda e chiedi di lavorare per loro, oppure apri una Attività di idraulica tutta tua. Nel secondo caso non basta avere le nozioni e le esperienze di idraulica, ma devi imparare qualcosa di nuovo, ovvero come gestire una azienda, la contabilità, il marketing, il rapporto con clienti e fornitori, con la banca, etc. tutte materie che nella scuola da idraulici non ti hanno mai insegnato.
Come impari a gestire il tuo Business? Devi tornare a scuola dove si insegna l’imprenditoria, e la gestione del denaro. Oppure avere trovato un mentore di successo che è riuscito a creare una Azienda Idraulica, che ti prende sotto la sua supervisione e ti insegna praticamente come funziona una Attività di quel genere. Una informazione molto utile che apprenderai da lui, sarà quando ti racconterà i suoi personali sbagli nel gestire la sua azienda.
Ricordati sempre che il mestiere è una passione, un talento che hai imparato ed acquisito, non confonderla mai con un Business, la complessità di una Azienda o il denaro che si usa come mezzo di scambio.

sabato, gennaio 07, 2017

Cura i tuoi interessi

Per chi stai lavorando veramente? Se non lo stai facendo per te, per chi lo stai facendo? Pensa che spesso facciamo le cose senza renderci conto che stiamo curando gli interessi degli altri. E’ una normale abitudine quella di accontentare prima gli altri. E’ facile avere qualcuno che ti dice cosa fare. Ed è anche un’abitudine prendere per buono tutto quello che ci dicono i giornali e la tv. Comincia a mettere in dubbio quello che hai imparato. Tante credenze che sai sono buone e costruttive ma sono quelle negative che ti limitano e che ti imprigionano. Infatti il primo grosso limite delle persone e che non pensano con la propria testa.
Comincia a pensare:
  • Quando fai il dipendente, stai curando gli interessi del datore di lavoro;
  • Quando paghi un prestito, sta curando gli interessi della banca;
  • Quando paghi le tasse, stai curando gli interessi dello stato;
Ed i tuoi interessi, quando li curi? Quando cominci a costruire il tuo patrimonio e la tua libertà?
I miei consigli sono:
  • Comincia a leggere;
  • Spegni la tv;
  • Fai delle ricerche online;
  • Frequenta dei corsi di formazione;
  • Chiedi informazioni ad esperti;
Il tuo scopo è aumentare la tua intelligenza finanziaria ed apprendere sempre più nozioni e concetti su come gestire il tuo denaro. Un po’ alla volta comincerai a pensare in modo diverso e la tua mente si rafforza con tecniche e strategie. Ed è in questo momento che diventi ricco. La ricchezza nasce dalla tua testa, da quello che sai, da come ti approcci al denaro, da come ti relazioni, dalle cose che sai.
Sono le cose che non sai che ti rendono povero
Attenzione: non chiedere consigli a chi è messo male finanziariamente o chi fa parte della tua cerchia di amicizie. Hai bisogno di trovare qualcuno più esperto che ha ottenuto dei risultati e devi acquisire più informazioni di valore possibili. Non lamentarti che non sai come fare o non sai a chi chiedere. Rispetta te stesso. Datti il tempo di pensare. Rilassati. Se è tutta una vita che hai pensato in un certo mondo, non sarà un libro a cambiare la tua vita. Non è l’azione singola a farti ricco ma la ripetizione di tante azioni lo farà, eccome!
Non aspettare che qualcuno venga da te. Non aspettarti che lo stato ti educhi. E’ tua responsabilità prendere in mano il tuo destino finanziario.

martedì, gennaio 03, 2017

Le fondamenta della ricchezza

Perché non riesci a risolvere il problema con il denaro? Perché fai difficoltà ad arrivare a fine mese? Oggi ti spiegherò quali sono le cause più rilevanti dei problemi finanziari e condividerò con te le soluzioni di chi invece ha uno stile di vita sano e felice.
Nella società attuale ho scoperto che il problema denaro è molto sentito, per ovvie ragioni rappresenta il cibo, il lavoro, la sopravvivenza e anche lo stile di vita che vorremmo sempre avere.
Ma nella scuole, manca da sempre come insegnare la gestione del denaro e le fondamenta dell’ABC Finanziario, ovvero come il proprio mestiere non sempre rappresenta il fare soldi.

Lo sapevi che i ricchi non lavorano per soldi? Fin da piccolinotiamo che alcuni amici hanno tutte le comodità ed altri fanno fatica a comprarsi le cose che piacciono; questa situazione ci pone una domanda: perché loro si e io no? come posso anche io permettermelo e vivere una vita agiata? Come posso mantenere i miei figli in modo che siano felici e passare molto tempo con loro?
La risposta arriva da una frase che ho letto tempo fa: “i ricchi non lavorano per i soldi, ma sono i soldi che lavorano per loro”, per comprendere questa frase dobbiamo partire studiando l’ABC Finanziario. Dobbiamo iniziare a studiare i libri appositi e seguire i mentori più adatti che hanno avuto successo.

Ci sono tanti libri che spiegano come avere successo, io ho imparato da Robert Kiyosaki iniziando a leggere “Padre ricco Padre povero”. Io ho raccolto i migliori libri in questo sito. Chi conosci che ha avuto successo? Se a scuola non ti hanno insegnato come lavora il denaro, chi lo può fare adesso? I tuoi genitori? I tuoi amici? Con chi lavori? Se hanno avuto successo e hanno tanti soldi impara da loro, se no restano sempre tuoi amici ma frequentali solo per divertimento.

Le persone che frequenti più spesso sono quelle che determinano il tuo conto bancario, impara a dividere l’amore dai soldi, se cerchi strategie su come soldi non andare da chi soldi non ne ha.
Spesso le società si creano tra amici, chiediamo aiuto ai genitori e consigli agli amici fidati, ma quasi mai ci chiediamo se loro sono riusciti ad avere successo in ambito finanziario, pensa che il più grande tabù sia parlare di sesso? Prova a chiedere al tuo amico quanti soldi ha in banca e ascolta se è sincero. I soldi hanno un impatto emotivo enorme.

Per concludere ti condivido il mio primo passo nella vita finanziaria, che è stato acquistare il libro di R. Kiyosaki “Padre ricco Padre povero”.