venerdì, settembre 02, 2011

Dono e trasferimento della felicità - ProsperityNet

Dono e trasferimento della felicità - ProsperityNet
 
Dono e trasferimento della felicità
Messaggio da leggere da PAOLO SCARPARI » dom mag 15, 2011 10:47 am
Spesso, durante gli incontri in gruppo, mi viene chiesto come fare ad essere sicuri della motivazione che porta a fare un dono: è per se stessi o per la persona che lo riceve? Se il dono ha uno scopo, lʼattesa di un ritorno, qualunque natura abbia, non è un dono, nemmeno se è fatto “per il suo bene” (che ne sappiamo del “bene” di un altro, spesso non sappiamo nemmeno quale sia il “bene” per noi stessi).
Dunque il dono, per essere definito tale, non dovrebbe avere alcuna contropartita, reale o aspettata che sia. Ad esempio, se lʼamore è condizionato non è amore, è amore condizionato: ti amo se ..... Così il dono, se condizionato non è un dono, è un baratto: ti dò questo in cambio di ......
Da qualche giorno sto facendo esperienza del dono in ProsperityNet. Ciò che ho scoperto su me stesso è grandioso. A qualcuno sembrerà un poʼ infantile e, forse, banale, ma per me non lo è stato per nulla: ho scoperto che non ho mai donato nulla! Nel corso della mia vita ho “donato” molte cose, naturalmente, a volte anche importanti. Tuttavia, solo donando le card di ProsperityNet mi sono reso conto di come realmente stanno le cose. Fino a prima, in buona fede (buonismo verso me stesso per non dire “in via del tutto inconsapevole”), credevo di averlo fatto senza scopo, incondizionatamente.
Mi accade spesso: solo dopo che sono andato “più in là”, girandomi ad osservare il passato, mi accorgo che ciò che credevo non era la verità (film in 4D in azione). Dunque, cosʼè successo: lʼeffetto di trasformazione che ProsperityNet agisce impietosamente a livello cellulare, ha fatto sì che “mi prendessi” a tal punto nel dare le card da non accorgermi che non ero più interessato più allʼesito. Tutto si esauriva nel “passare” la mano, nel “passare” la felicità! Ero così eccitato dellʼapertura del nuovo sito, della sua frequenza “accesa e festaiola” e delle nuove funzioni attivate, che distribuivo card a tutti, specialmente a sconosciuti, senza alcun motivo preciso se non quello di condividere la felicità che stavo provando. Tuttavia, questa condivisione, non aveva alcun scopo.
Non ero minimamente interessato a ciò che sarebbe capitato nel ricevente o a me in relazione alla sua reazione. Lʼazione si esauriva semplicemente nel farla, non aveva residui! Grande. Nessuna necessità di riscontro o di verifica, nessuna attesa della più che minima azione di ritorno. Nessun pensiero su ciò che avrebbe potuto accadere: nessun pensiero! Ho sperimentato, senza accorgermene, cosa significhi essere presente allʼesperienza! Ero lʼesperienza che accadeva, nessuna necessità, nessun pensiero. Solo lʼazione che si compiva sotto lʼimpulso di condividere, di ricongiungimento, di unità. In realtà non cʼera alcun ricongiungimento, il punto è che non cʼera nulla da ricongiungere, tutto era già connesso, indipendentemente da me e dalle mie azioni, si trattava solo di non trattenere, di lasciare fluire, di essere tramite di un impulso che mi attraversava per andare “oltre”, per essere esperienza dellʼinsieme.
Just do it. Era stato sufficiente farlo, era stata sufficiente lʼazione o, meglio, essere a disposizione dellʼazione che andava compiuta. Da chi? Non certo da me come io mi “percepisco”. È lì che ho visto che non ero “io-personalità”, è lì che ho visto che non avevo mai donato o, meglio, che non ero mai stato lo strumento di un passaggio che mi riguardava nella misura che riguardava ognuno e, pertanto, non andava trattenuto bensì passato. Passato in velocità, perché era così vivo che avvertivo la “sua” felicità di incontrare altri, di farne lʼesperienza così come aveva fatto lʼesperienza di me. Forte. Mi ero semplicemente lasciato andare e la card si era presa tutta la mia biologia ed aveva agito per suo conto, io potevo solo partecipare, osservare ciò che accadeva senza averne alcun merito né responsabilità. Forte.
La mia personalità era affascinata dellʼesperienza. Faticavo a crederci! La mia personalità era affascinata di “non essere lei” la protagonista dellʼazione. Era affascinata di essere “agita” nellʼesperienza. La mia personalità stava collaborando con il me felice! Con il me che non si identifica solo nella personalità. Era in moto un “noi” che la includeva, ed era felice anche lei. Impazzita, quantomeno per come lʼavevo conosciuta fino a quel momento. Che storia! Ho deciso di riempirmi la tasca di card e di continuare a darla a tutti. Perché? Per non pensare, per uscire dal governo che i miei pensieri hanno solitamente su di me, per essere presente allʼesperienza mentre si svolge.
Naturalmente questo è un pensiero e, di conseguenza, una necessità, un condizionamento ad uno scopo. Ma non lo sarà nel mentre lo farò, perché la card non me lo consentirà: entrerò nuovamente in quello stato di just do it che escluderà il pensiero che sto facendo ora (mentre sto scrivendo, sento che posso applicarlo ad ogni aspetto della mia vita e sento le cellule dentro di me che si “agitano” in preda alla paura. Buone ... non accade nulla .... smettetela di pensare!). Progetto immediatamente una nuova card, una sorta di versione turbo che includa la consapevolezza di ciò che ho descritto così faciliterà lo stesso processo anche ad altri (lascerò cioè che emerga una forma di card adeguata a questo livello di coscienza, non vedo lʼora di darla a tutti ... ah ... devo ancora lasciarla emergere, farla realizzare graficamente, farla stampare, spedire ... non importa, la sento già “spingere” per nascere, impaziente di correre qua e là e fare lʼesperienza di noi uniti).
Concludendo, ho compreso meglio anche il trasferimento di felicità: dono e trasferimento di felicità sono la stessa cosa, due sinonimi che indicano la stessa realtà: essere presenti allʼesperienza.
PAOLO SCARPARI
Messaggi: 30 Iscritto il: mer mag 11, 2011 5:50 pm Dal forum di Prosperitynet.org
Grazie Paolo per il tuo Dono..

Alessandro Valerio
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